Il Giudizio Universale

L’opera sicuramente più importante del santuario della Madonna del Sasso  è il “Giudizio universale” un affresco di m. 7×4 dipinto sulla parete sinistra della chiesa e risalente alla metà del XV secolo.

Per preservare l’opera dalla umidità della parete, si è provveduto al distacco, al restauro e al trasferimento nella chiesetta di San Martino, costruita negli anni 60. Dopo l’evento sismico del settembre 1997, l’affresco è stato trasferito, solo per alcuni anni, nei locali della Curia di Tolentino.

Gli studiosi non sono concordi sull’attribuzione dell’affresco: il Marucci lo attribuisce a Pier Paolo da Fermo, il Serra a Morale da Fermo, il Todini a Cristoforo di Jacopo di Mancucciora.

L’affresco è diviso in tre fasce parallele; nella fascia bassa sono rappresentati gli inferi, nella parte centrale, che rappresenta il purgatorio, è presente la porta del Paradiso che si sviluppa, successivamente, nella parte alta.

Il Giudizio Universale
Il Giudizio Universale

L’opera nella zona inferiore è particolarmente rovinata. A sinistra, come si può dedurre da una prima figura chinata che si accinge ad uscire dal sepolcro, è rappresentata la resurrezione dei morti.

Seguono, poi, gli eletti che salgono la china di tre monticelli, posti uno vicino all’altro. Si osserva ua prima figura, con una corona di fiori e con le braccia protese, poi si notano tre anime che sembrano emergere da un cassone di legno, lambite qua e là dalle fiamme e sormontate da una figura di donna che cade dall’alto a capofitto ed ha il viso nascosto tra i capelli rovesciati.

Si scorgono, infine, altre anime nude strette da nodi o serpi che partono da due demoni dei quali si vedono le zampe pelose.

Particolare della rappresentazione degli Inferi
Particolare della rappresentazione degli Inferi

Subito dopo è rappresentato Lucifero di cui il Feliciangeli distingueva ancora le zampe, ma non più il volto. Oggi, a malapena, si scorgono gli artigli che sembrano schiacciare due putti, il primo volto verso terra, il secondo supino. A sinistra di Lucifero, una volta, appariva un altro demonio di dimensioni minori.

Sopra quest’ultimo, un po’ a destra, era visibile un arcangelo che cacciava i malvagi nell’inferno, con accanto un pontefice e un re, scena ormai persa del tutto a causa della caduta dell’intonaco.

Più a destra, in basso, è possibile scorgere, con grande difficoltà, quattro anime, le une vicine alle altre; mentre un po’ in alto è visibile un gruppo di tre anime.

Tutto ciò è quello che resta dell’inferno dipinto dall’autore sotto forma del solito cono rovesciato, dove, tra le fiamme, si accalcano le anime disperate. Quindi le scene rappresentate nella fascia inferiore sono tre: la resurrezione dei corpi, l’ascesa degli eletti e l’inferno.

Un po’ sopra all’anima del capo cinto di fiori si leggeva una scritta, ora non più visibile, che diceva: “Al Paradiso andante”, scomparsa per la caduta dell’intonaco.

La fascia media è divisa, in senso verticale, da una porta chiusa, dipinta nel mezzo, davanti alla quale stanno in piedi S. Pietro e S. Paolo, questo con la spada nella mano destra quello con la mano sulla chiave della porta del Paradiso. Alla destra di S. Pietro appaiono molte figure maschili e femminili in costumi del Quattrocento, alcune dritte, altre genuflesse e in atteggiamento di preghiera e di attesa della beatitudine vicina.

Particolare della rappresentazione di S. Pietro e della porta di accesso al Paradiso
Particolare della rappresentazione di S. Pietro e della porta di accesso al Paradiso

Le anime, ripreso l’abbigliamento della vita terrena, aspettano la gioia eterna in una specie di antiparadiso, sotto un pergolato di rose. Tra le figure genuflesse si vedono un pontefice e un vescovo. Questa parte dell’affresco è particolarmente viva e testimonia la cura posta dal pittore nel rappresentare gli abbigliamenti delle figure, diversi l’uno dall’altro e riproducenti appunto abiti di foggia quattrocentesca. Anche le anime spiccano per la rara bellezza dei volti e per la grazia degli atteggiamenti.

Oltre la porta, a destra di chi osserva, inizia il Paradiso come si capisce dalle figure aureolate.

Particolare dell'ingresso del Paradiso
Particolare dell’ingresso del Paradiso

Al centro della zona superiore risalta il Redentore tra una corona di serafini, fiancheggiata da una schiera di angeli, beati e santi.

Il Redentore
Il Redentore

Alla sinistra di Cristo si riconosce S. Giovanni Battista, a destra si distingue un angelo inginocchiato, vestito di bianco, recante la scritta: “Venite benedicti patris mei, percipite regnim quod vobis est paratum”.

Di seguito si osservano la Vergine, adorata da un angelo, due angeli che suonano le tube e un altro che porta la croce.

La Vergine e gli angeli
La Vergine e gli angeli

Anni fa prima che l’acqua piovana facesse scempio dell’affresco, forse si poteva vedere accanto al Cristo l’angelo che spiegava il rotolo del cielo stellato. Nella rappresentazione del Giudizio Universale della Madonna del Sasso si notano elementi della tradizione iconografica bizantina, come la distribuzione di tutto il quadro in tre zone orizzontali, la porta del Paradiso, la presenza della Vergine e del Battista ai lati di Cristo. Invece la figura di Lucifero sarebbe un indizio della tradizione occidentale in quanto introdotta da Giotto, nella rappresentazion del giudizio finale, con il compito di tormentare le anime. Le anime di questo inferno, poi oltre a mostrarsi disperate, guardano tutte in alto più con speranza che con dolore e questo può spegarsi con il fatto che l’autore abbia voluto raffigurare anche i dannati nell’atto di rendere omaggio a Cristo e alla Vergine. Sotto l’affresco doveva essere indicato il nome dei committenti e del maestro, oltre alla data, poiché si scorgono tuttora le lette a.D. (anno domini).